Una storia al femminile tra le vigne di Sa Barra
Bettina Caddeo ci racconta il suo vino, la sua terra e le donne che l’hanno ispirata.
Presentazione
“Mi chiamo Bettina Caddeo e sono la proprietaria dell’Azienda Vitivinicola Xabarra. Produco Carignano in un piccolo appezzamento di un ettaro e mezzo a Sant’Antioco, nella località Sa Barra da cui il mio vino prende il nome.
I miei vigneti oggi hanno dai venti ai cento anni di età e sono tutti coltivati a Piede Franco, su un suolo sabbioso a pochi metri dal mare. Produco un numero limitato di bottiglie, ma la mia priorità è la qualità.”
Un vigneto ereditato con amore
“Tutto è cominciato con un pezzo di terra che mi è stato lasciato in eredità; io vengo, si suol dire, da una famiglia di donne del vino e il mio progetto nasce da questa lunga tradizione familiare di viticoltrici al femminile.
La passione per la vigna mi è stata tramandata prima dalla mia bisnonna, poi da mia nonna e infine da mia madre. Fin da piccola le ho viste lavorare la terra e io stessa ho sempre partecipato al lavoro nei campi al loro fianco ed è così che mi è stata tramandata la cultura della vite.
Oggi giorno io continuo a lavorare le viti come le lavoravano loro, con gli stessi valori e con degli accorgimenti che mi permettono di portare avanti il mio progetto ma che valorizzano anche il territorio di Sant’Antioco.
Il mio progetto è sempre stato quello di continuare il loro lavoro e, per adesso, sto riuscendo a farlo, anche grazie all’aiuto della mia famiglia, di mio marito e mio figlio.”
Sguardo al futuro
“Il mio progetto futuro è quello di impiantare il Moscato, sempre a Piede Franco, proprio qui a Sa Barra. Le mie nonne e mia madre coltivavano sia Carignano che Moscato, e mi piacerebbe riportare entrambe le varietà nella mia produzione. Un domani, vorrei poter offrire non solo una bottiglia di Carignano, ma anche una di Moscato.
Inoltre, mio marito e mio figlio mi aiutano ogni giorno. Il mio desiderio più grande è che anche mio figlio possa continuare questo percorso e progetto.”
Potatura e tradizione: i gesti che fanno il vino
“Oggi vi ho fatto vedere la la potatura della produzione del Carignano; nel mese di gennaio si iniziano a tagliare i tralci, quando la pianta va in riposo, e in questo periodo, a Marzo, come inizia il germoglio, io di solito lascio 5/6 germogli ma in questo periodo, entro 19 / 20 di Marzo, si iniziano a lasciare, così è come mi hanno insegnato, solamente due germogli, due gemme, che daranno la produzione di due tralci da da cui nascerà l’uva.
La produzione sarà di un chilo, un chilo e due.
La potatura come la mia ha due gemme,questa è la lavorazione di questo periodo di marzo, poi si aspetta che il germoglio dia i primi, le prime uve e il primo passaggio sarà lo zolfo che di solito si fa manualmente.”
Aspetti positivi e negativi del lavoro in vigna
“lo lo dico sempre, lavorare la vigna “è un lavoro di soddisfazione” per me, ma è anche, però, un lavoro molto faticoso, bisogna amarla la campagna per poterci stare perché quando tu ti alzi e inizi a lavorare dalle 08:00 di mattina e smetti di inverno alle tre perché fa buio e invece d’estate alle 09:00 di sera, la devi amare, ripeto la devi amare la vigna.”
Ricordi d’infanzia
Io ho tantissimi ricordi, però, ti posso dire questo: mi ricordo sin da bambina che c’erano i gechi dentro il magazzino del vino, perché non c’erano cantine prima, ma si usavano i magazzini; nel nostro magazzino c’erano dei gechi e io ne avevo paura, ma mia nonna mi rispondeva “Bettina non aver paura perché sono i custodi del vino” e infatti io, nella mia bottiglia, se tu andrai a notare, il geco che è raffigurato nell’etichetta è un ricordo che mi sono portata appresso per tutta la vita.
