L’importanza del paradigma Cibo-Vino
L’abbinamento tra cibo e vino è un elemento fondamentale nella cultura enogastronomica. Il vino giusto può esaltare un piatto, così come un piatto ben scelto può valorizzare il vino: si tratta di un connubio essenziale per vivere un’esperienza sensoriale completa. Spesso si sente ripetere che “il pesce va col bianco” e “la carne col rosso”, ma la realtà è molto più sfumata. Ogni vino ha un suo carattere, ogni piatto ha una sua struttura, e persino la stagione può influenzare le scelte. D’estate, ad esempio, si tende a preferire vini più leggeri e freschi, come bianchi, rosé, spumanti, oppure un Carignano giovane, non troppo strutturato, da servire a circa 17 °C. Una volta versato nel calice, il vino raggiunge rapidamente i 18-19 °C, considerati ideali per apprezzarne al meglio i profumi e la personalità.
Il Carignano: un vino dalle molteplici espressioni
Non si può parlare di abbinamenti con il Carignano come se fosse un vino unico e sempre uguale. La varietà del vitigno è solo la base di partenza: ogni interpretazione di questo vino cambia a seconda del lavoro svolto in vigna e in cantina. La matrice comune, certo, resta il vitigno, ma il prodotto finale può essere molto diverso a seconda di come viene vinificato, maturato e affinato. Il risultato è un’ampia gamma di Carignano, da quelli giovani e fruttati a quelli più complessi e strutturati, ognuno dei quali richiede accostamenti diversi per essere pienamente valorizzato. Ed è proprio questo l’aspetto più affascinante: per scegliere il giusto abbinamento, non basta dire semplicemente “Carignano”, ma è necessario conoscere le caratteristiche specifiche della bottiglia che si ha davanti.
Tradizione sarda e Carignano: un legame naturale
Il Carignano si sposa in modo naturale con la cucina tradizionale sarda, soprattutto con i piatti della terra. Gli antipasti a base di salumi, formaggi locali – anche accompagnati da miele –, sott’oli e conserve trovano in questo vino un compagno ideale, capace di sostenere la sapidità e la ricchezza di sapori. Anche gli aperitivi rustici a base di carne beneficiano della struttura e morbidezza del Carignano.
Tra i primi piatti, uno degli abbinamenti più riusciti è con i Malloreddus alla Campidanese, grazie alla combinazione di pomodoro, salsiccia e pecorino. Anche i ravioli e le paste condite con sughi rossi e intensi si armonizzano perfettamente con le versioni più corpose del Carignano. Un altro piatto tipico che si lega bene a questo vino è il Pilau, preparato con crostacei: qui la struttura del Carignano sostiene la complessità del piatto. È invece preferibile evitare piatti come i risotti in stile nordico, che richiedono vini più delicati e meno tannici.
Passando ai secondi, tutte le carni trovano nel Carignano un accompagnamento capace di esaltarne la succosità e la struttura. Ma sorprendentemente, anche alcuni piatti di mare si abbinano bene, in particolare il tonno di corsa locale. Si tratta di un pesce grasso e saporito, quasi paragonabile a una carne rossa per intensità, che regge senza problemi la struttura del vino. Anche le zuppe di pesce, lo sgombro, la rana pescatrice e in generale i piatti di mare cucinati con pomodoro si rivelano ottime scelte in abbinamento.
Abbinamenti internazionali e cucina fusion
Anche al di fuori del contesto regionale, il Carignano dimostra una versatilità sorprendente. Pur non essendo ancora un vino ampiamente conosciuto a livello internazionale, si presta con successo ad abbinamenti con piatti di tradizioni culinarie molto diverse. La sua morbidezza, unita a un tannino mai invadente, lo rende adatto a piatti speziati, strutturati, a base di carne o pomodoro, anche in chiave esotica o fusion. Servito leggermente fresco nei mesi estivi, il Carignano può accompagnare con eleganza cene informali o preparazioni più ricercate. Va solo evitato con i crudi di pesce o con pietanze troppo delicate, che rischierebbero di essere sopraffatte. Per tutto il resto, è un vino che sa sorprendere, anche fuori dalla Sardegna.
Tessa Gelisio




