Le origini della Tenuta Agus
Daniela: «Io sono Daniela Agus e insieme a mia sorella Agata, con l’aiuto di mio marito Daniele, gestiamo la Tenuta Agus, un’azienda vinicola a conduzione familiare.»
Agata: «Il nostro vigneto appartiene a tutte e tre noi sorelle, ed è stato ereditato dai nostri genitori. Io ricordo di aver sempre vendemmiato, non c’è stato un anno della mia vita in cui non abbia partecipato alla vendemmia.»
Daniela: «Anche io ho lo stesso ricordo. Siamo cresciute tra le vigne e nelle cantine dei nostri nonni, sia dal lato materno che paterno. Fin da piccolissime abbiamo respirato il mondo del vino.»
Agata: «Un tempo c’erano i grandi magazzini con le botti di legno, si faceva il vino e lo si vendeva alle famiglie. A casa nostra il vino non mancava mai: lo vedevamo sempre sulla tavola.»
Daniela: «Il vino lo producevano prima i nostri nonni, poi anche nostro padre. Era una tradizione che faceva parte della nostra quotidianità.»
La nascita del progetto vinicolo
Agata: «Il progetto Binuforti è partito nel 2014 con la prima annata. Il vino è uscito nel 2015, quindi ormai sono dieci anni di attività.»
Daniela: «All’inizio abbiamo prodotto pochissime bottiglie, circa 400-500, giusto per provare.»
Agata: «Tutto è nato dopo la morte di nostro padre nel 2002. Da allora Daniele, il marito di Daniela, si è occupato delle vigne. Conferire solo l’uva in cantina non ci ripagava del lavoro, così ci siamo dette: “Perché non fare il vino noi?” Da lì è partito tutto.»
Daniela: «Oggi imbottigliamo presso la Cantina Sardus Pater di Sant’Antioco, dove abbiamo un nostro serbatoio d’acciaio da cui nasce il vino che portiamo sulle tavole.»
L’enoturismo: il progetto Tramonti Divini
Agata: «Nel 2019 è nato il progetto Tramonti Divini. All’inizio collaboravamo con il Panificio Calabrò, poi durante il lockdown del 2020 abbiamo frequentato diversi corsi, anche grazie al CCN Welcome Sant’Antioco.
Dall’estate di quell’anno abbiamo iniziato a proporre aperitivi ed escursioni in vigna, per far vivere alle persone l’esperienza del vino all’aperto, a contatto diretto con la natura.»
Le nostre etichette
Daniela: «Abbiamo iniziato con Binuforti, il nostro Carignano rosso. Poi dall’annata 2022 abbiamo introdotto anche il rosato Kamineras, uscito nel 2023»
Agata: «La scelta del rosato è nata dal desiderio di diversificare la produzione. A Sant’Antioco tanti producono il Carignano rosso, giustamente, ma noi abbiamo voluto offrire qualcosa di diverso, e sta andando molto bene.»
Il lavoro in vigna e i progetti futuri
Daniela: «Il nostro metodo di lavoro segue la tradizione: ariamo con i buoi, perché i filari ad alberello sono molto stretti.
Agata: «Sul fronte climatico siamo fortunati, perché il Carignano del Sulcis è un vitigno resistente e abituato a condizioni siccitose.»
Daniela: «Negli ultimi anni, però, la vendemmia si è anticipata: se prima si raccoglieva a fine settembre, ora dobbiamo iniziare già ai primi di settembre. Ci sono poi i rischi di piogge improvvise, nuove malattie della vite e parassiti che minacciano la produzione.»
Daniela: «Per il futuro abbiamo presentato la richiesta di certificazione come vitigno storico: se otterremo il riconoscimento, saremo i primi sull’isola di Sant’Antioco. È un processo lungo e complesso, ma importante per la valorizzazione del nostro territorio.»perdere tutta la sua qualità.»
Aspetti positivi e negativi del nostro lavoro
Agata: «I cambiamenti climatici, come abbiamo già detto, sono sicuramente uno degli aspetti negativi del lavoro in vigna.»
Daniela: «Gli aspetti positivi, invece, sono tanti: la passione, lo stare insieme e il confronto con chi viene a visitarci, soprattutto i turisti stranieri. È bellissimo riuscire a farci capire e trasmettere la nostra tradizione anche a chi viene da lontano.»
I ricordi d’infanzia
Agata: «Da bambine raccoglievamo “su pibioni”, gli acini caduti. Era un compito ingrato, ma allo stesso tempo bello; si mangiava tutti insieme sotto il fico, si cantava, si rideva. Erano momenti stancanti ma pieni di gioia, che oggi un po’ ci mancano.»
Daniela: «Sì, ricordo bene che si cantava tutti insieme. Era un’esperienza che univa la famiglia.»







