Presentazione
Mi chiamo Raffaele De Matteis e sono presidente del consiglio di amministrazione della Cooperativa Agricola Cantina Sociale di Sant’Antioco, ovvero Cantine Sardus Pater.
Sono nel consiglio dal 2004 e, dopo un periodo di crisi particolare, attualmente stiamo lavorando discretamente.
Origini e caratteristiche della Cantina
La nostra cantina nasce nel 1949, con le stesse uve che ancora oggi vengono conferite dai soci. Lavoriamo prevalentemente il Carignano, in particolare a Sant’Antioco, dove il Carignano è coltivato su piede franco in terreni sabbiosi.
I soci di Sant’Antioco sono più della metà di quelli totali della cantina, perché la DOC Carignano del Sulcis copre tutto il Sulcis, dal comune di Carbonia fino a Teulada. Il disciplinare impone che il vino Carignano sia coltivato, lavorato e affinato nel suo luogo d’origine, quindi non può essere prodotto fuori da quell’area.
La nascita della cooperativa e il mercato del vino sfuso
La cantina è stata fondata da una decina di soci che avevano vigneti ma non riuscivano a lavorare né commercializzare il loro prodotto. Decisero così di creare una cooperativa per ampliare il mercato e valorizzare il territorio del Sulcis.
Inizialmente, fino al 1978-79, si produceva solo vino da taglio, spedito in Francia per migliorare colore e gradazione dei vini francesi. Il Carignano infatti ha un colore rosso molto intenso. Questo permise alla cantina di crescere fino ad accogliere oltre 1000 soci con conferimenti annui tra 150 e 170 mila quintali di uva.
La crisi del vino sfuso e l’espianto dei vigneti
Con il cambiamento del mercato francese, che iniziò a usare zucchero per correggere i loro mosti, la domanda di vino sfuso crollò. Questo causò un drastico calo della produzione a Sant’Antioco e il conseguente incentivi agli espianti dei vigneti, con premi fino a 15 milioni di lire per ettaro e impegno a non rimpiazzarli per 14 anni. Così molti soci abbandonarono la coltivazione e la caratteristica “immenso giardino fiorito di vite” sull’isola scomparve.
Il difficile passaggio alla vendita in bottiglia
Dopo il crollo del mercato del vino sfuso e un iniziale tentativo di vendere il prodotto in Italia, la cantina ha subito un forte calo delle vendite. Purtroppo, la mancanza di una strategia chiara e di un’organizzazione adeguata da parte dei tecnici e degli amministratori rallentò il processo di imbottigliamento e la commercializzazione diretta del vino.
La svolta dal 2004 con l’enologo Riccardo Cotarella
Dal 2004, con il nuovo consiglio d’amministrazione, abbiamo avviato una collaborazione con il noto enologo italiano Dottor Riccardo Cotarella. Grazie a lui abbiamo iniziato a lavorare direttamente il vino e a imbottigliarlo, partendo dalle uve di Sant’Antioco.
Le caratteristiche uniche delle uve di Sant’Antioco
Le nostre uve sono coltivate su piede franco, con vigneti mediamente tra i 70 e 80 anni e alcune piante che superano i 100 anni. La produzione è bassa (35-40 quintali per ettaro contro i 110-120 previsti dal disciplinare), ma la qualità è molto concentrata e ottimale per la commercializzazione.
La produzione moderna e la distinzione delle linee di Carignano
Dal 2004 abbiamo avviato un sistema automatico di imbottigliamento e oggi produciamo oltre 100 mila bottiglie.
La cantina ha scelto di separare la produzione: il 90% delle vigne di Sant’Antioco è a piede franco, mentre nel resto del Sulcis, con sistema a spalliera su vite americana, si hanno produzioni più elevate.
Questa divisione è molto apprezzata perché i vini a piede franco hanno caratteristiche particolari, molto richieste anche nei momenti attuli di crisi del mercato.
Mercati e prospettive future
Il nostro vino arriva in tutto il mondo, America, Asia e Nord Europa. Circa il 25% delle bottiglie va sui mercati extracomunitari, il 20% in Europa, e il resto in Sardegna e Italia.
Superiamo le 500.000 bottiglie e potremmo crescere ancora se il consumo di vino rosso riprendesse.
Raffaele de Matteis


