Un legame indissolubile lega profondamente gli abitanti di Sant’Antioco al Villaggio Ipogeo, luogo simbolo di una parte importante della storia del paese.
Immagina di varcare una soglia e ritrovarti, in pochi passi, a tremila anni di distanza. È questa la magia del Villaggio Ipogeo: un luogo dove il tempo si è fermato sottoterra, dove i vivi hanno scelto di abitare tra i morti, e dove ogni pietra racconta una storia di coraggio e di povertà.
Il Villaggio sorge all’interno all’interno di una sezione della Necropoli punica di Sulky, antico nome fenicio-punico di Sant’Antioco, la più importante necropoli sarda di età punica per vastità e complessità architettonica. Le tombe furono scavate tra il VI e il III secolo a.C. poi, la storia prese una piega inaspettata.
Dopo secoli di abbandono dovuti alle continue incursioni dei pirati, dalla seconda metà del Settecento nuove famiglie tornarono a popolare l’isola di Sant’Antioco, attratte dalle concessioni di terre promesse dalla Chiesa. Molte, però, non ricevettero nulla in cambio del loro coraggioso ritorno e si adattarono a vivere nelle antiche tombe puniche, trasformandole in abitazioni: nacquero così Is Gruttas, le grotte. Negli anni Trenta del Novecento, Is gruttaius, gli abitanti delle grotte, arrivavano a circa 700 persone, prima di abbandonare definitivamente il rione negli anni Settanta.
Entrando in questi ambienti slenziosi, ti immergerai in un’atmosfera suggestiva e respirerai la vita umile e semplice dell’epoca grazie ad arredi, stoviglie e oggetti utilizzati quotidianamente dagli abitanti del luogo. La loro vita era fatta di semplicità e ingegno come ad esempio la raccolta delle foglie di palma nana, le facevano essiccare e le intrecciavano abilmente per ricavarne scope, borse e cordami. Una tradizione artigianale che sopravvive ancora oggi tra gli anziani del paese.
Il Villaggio Ipogeo non è solo un sito archeologico: è un’emozione da vivere, un pezzo d’anima di Sant’Antioco che aspetta solo di essere scoperto.






