Ascolta il suono del mare che portò sull’Isola grandi naviganti del Mediterraneo antico provenienti da Oriente, tra i quali si distinguono i Fenici, che sull’isola fondarono una delle città più antiche del Mediterraneo centro-occidentale.
TAPPA 1
MAB
Il Museo Archeologico Ferruccio Barreca ti accompagnerà in un viaggio nel passato attraverso le storie e le testimonianze di antiche civiltà. Tra esperienze sensoriali e visite guidate, potrai conoscere a fondo le origini fenicie di Sulky, la più antica città d’Italia.
Luogo: Via Sabatino Moscati
Il Museo Archeologico Ferruccio Barreca è una finestra sulla storia dei nostri antenati, dei quali troviamo testimonianze materiali dal Neolitico fino all’età tardo-romana. Importantissimi sono i ritrovamenti di epoca nuragica, in particolare lo splendido bronzetto dell’arciere, un pezzo unico dal fascino ancestrale.
Sospinti dal vento di levante che gonfiava le loro vele, i Fenici sono approdati nella nostra isola in cui fondarono la città di Sulky. Qui incontrarono la popolazione locale, i Nuragici, con i quali convissero e collaborarono fino alla totale integrazione e alla nascita di una civiltà dai caratteri nuovi.
Chiamati anche Levantini, i Fenici erano un popolo di abili navigatori e fiorenti erano i loro scambi commerciali. Dell’antica città di Sulky, oggi considerata uno dei primi centri fenici del Mediterraneo centro-occidentale, conserviamo numerosi “tesori” al MAB.
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Come le antiche urne di terracotta del Tofet che ospitavano le ceneri di bambini deceduti naturalmente in tenera età, e i resti di piccoli animali che venivano offerti alle divinità come simbolo di buon auspicio.
Oppure come i numerosi corredi funerari rinvenuti nell’antica Necropoli punica di Is Pirixeddus, che ha riportato alla luce gioielli, amuleti e oggetti tipici della vita quotidiana.
Il MAB è un museo magnifico, che racconta mille storie diverse e per questo merita di essere vissuto sempre con occhi diversi, ma che resteranno sempre affascinati dalla storia millenaria di Sant’Antioco.
- Via Sabatino Moscati
- +39 3897962114
- parcostoricoarcheologicosantantioco.com
TAPPA 2
MuMA
Tra il ricchissimo ecosistema lagunare, preziosissimo per la conservazione delle specie vegetali e animali, e il tradizionale lavoro dei Maestri d’Ascia, il MuMA, Museo del Mare e dei Maestri d’Ascia, racconta il bene più prezioso che abbiamo: il mare.
Luogo: Lungomare Cristoforo Colombo, 25
Il Museo del Mare e dei Maestri d’Ascia è nato per celebrare la figura di questi rari artigiani, che a Sant’Antioco continuano a portare avanti la tradizione delle imbarcazioni artigianali in legno.
Il loro lavoro inizia con l’importante fase della scelta del legno, che poi verrà plasmato utilizzando gli attrezzi tradizionali custoditi al MuMA, per creare le imbarcazioni tipiche dell’isola: su ciu, la barca dei pescatori con il fondo piatto, in grado di navigare anche nei fondali lagunari più bassi, e i natanti con la vela latina, dei pezzi unici dal valore inestimabile.
Proprio i pescatori di Sant’Antioco hanno donato al museo numerosi attrezzi del loro lavoro, come le reti o le splendide nasse tradizionali, delle trappole per piccoli pesci, polpi, seppie e crostacei della Laguna, realizzate in passato utilizzando steli di giunco e filamenti naturali.
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Grazie al lavoro del Ceas, Centro di Educazione Ambientale di Sant’Antioco, partendo dal MuMA scoprirai il patrimonio naturale del territorio, specialmente quello delle zone umide dell’isola come la Laguna di Sant’Antioco, lo Stagno di Santa Caterina e la Salina. In queste aree potrai ammirare moltissime specie di avifauna locali come il fenicottero rosa, il gabbiano reale, l’avocetta e il cavaliere d’Italia, ma anche specie vegetali particolari come la salicornia, il giunco, il fungo di Malta.
Non perderti la visita al MuMA e la possibilità di scoprire tutte le meraviglie delle aree umide di Sant’Antioco.
TAPPA 3
Ponte Romano
Unione di popoli, culture, tradizioni: questo rappresenta per noi il Ponte Romano, che per due millenni è stato l’unico collegamento terrestre tra Sant’Antioco e il resto della Sardegna. Oggi puoi ammirarlo in tutto il suo antico splendore quando arriverai sull’Isola.
Luogo: Ponte Romano
Su Ponti Mannu, “Il Ponte Grande” è una delle più importanti testimonianze dell’antichissima storia di Sant’Antioco, la Sulci di epoca romana.
Questa maestosa opera era parte integrante della strada romana che univa Karalis, l’antica Cagliari, e Sulci, che nel suo ultimo tratto verso quest’ultima si snodava con un sistema di ponti e strade lastricate attraversando la zona dello Stagno di Santa Caterina e i suoi isolotti. Oggi, rimane visibile ancora un breve tratto dell’originale strada romana, parzialmente sommersa ma ben visibile nelle giornate di bassa marea.
Una particolarità del Ponte Romano, rispetto alle altre strutture simili in Sardegna, è la sua originale funzione: mentre gli altri esempi di ponti servivano ad attraversare fiumi e torrenti o superare dislivelli, questo ponte di fatto collegava un’isola alla terraferma.
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Il suo utilizzo si è protratto nei secoli, a testimonianza dell’abilità e sapienza degli ingegneri di epoca romana, e si conservano alcune fotografie in bianco e nero dei suoi ultimi anni di servizio, attraversato da carri e persone.
Negli anni … iniziarono i lavori per la costruzione del ponte moderno, attraversabile anche da automobili, ma il Ponte Romano rimane ancora in piedi, come per ricordare fieramente la sua importanza e l’antica gloria della città di Sulci.
TAPPA 4
La salina: scoprila con le Guide del Sale
Sospeso tra distese e bacini d’acqua, colonie di uccelli marini e candide distese di sale accompagnato dalle Guide del Sale potrai perderti tra gli stradelli della salina e ammirare un panorama unico. A sud una visuale mozzafiato dell’intero Golfo di Palmas mentre a occidente distesa tra gli specchi lagunari si erge la cittadina di Sant’Antioco.
Luogo: Sentiero della Salina
Un luogo unico e suggestivo, stradelli che si diramano tra distese d’acqua rosa e blu, cumuli di sala bianchi rievocano paesaggi lunari.
La salina marina di Sant’Antioco probabilmente risalente all’età romana, si affaccia sul golfo di Palmas e si estende per 20 km lungo la costa tra la località di Porto Pino fino all’istmo.
L’area è situata in un territorio di grande bellezza caratterizzato dalla macchia mediterranea nella quale si alternano rocce vulcaniche e pietre calcaree, rappresenta un’oasi naturale per molte specie animali, tra cui spiccano le colonie di fenicottero rosa, una delle più antiche specie di uccelli, trampolieri di grandi dimensioni, con zampe e collo lunghissimi.
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Il loro caratteristico piumaggio rosa è legato al cibo con il quale si nutrono: piccoli crostacei, tra cui l’Artemia salina, che contiene un pigmento di colore rosso-arancione. Gli esemplari giovani hanno una colorazione bruno-grigio mentre il rosa dell’adulto compare solo dopo il secondo anno di vita.
La particolare conformazione del grande becco, dotato di piccole lamelle, gli permette di filtrare l’acqua, pompandola poi fuori attraverso la lingua e trattenendo all’interno un insieme di piccoli organismi.
Prenota la tua visita alla Salina di Sant’Antioco!
TAPPA 5
Menhir
Tra un sistema di isolotti, lingue di terra, ponti e strade a livello del mare, si stagliano in tutta la loro fierezza i menhir di Sant’Antioco soprannominati “Su Para e Sa Mongia”, “Il prete e la suora”. Da oltre cinquemila anni le due pietre fitte custodiscono l’accesso all’isola di Sant’Antioco, posizionati proprio nell’unico punto d’accesso terrestre all’Isola.
Luogo: Menhir "Su Para E Sa Mongia"
Durante l’età preistorica, i menhir erano impiegati come luoghi di preghiera e di culto e potevano raggiungere, e talvolta, superare i venti metri di altezza. Sono noti anche con il nome di perdas fittas (pietre conficcate) e simboleggiano la rigenerazione.
Nella zona, simile a una vasta pianura, probabilmente sede di un villaggio databile alla cultura di Ozieri (tra il 3200 e il 2800 a.c.), i due megaliti monolitici sono ben visibili, anche in lontananza, grazie alle loro notevoli dimensioni. Su Para, con le facce rivolte verso sud-ovest e nord-ovest, è alto tre metri, un diametro conico, con incavi e protuberanze che richiamano le fattezze maschili. Sa Mongia è alto due metri e presenta una protuberanza e svariate coppelle tipiche della figura femminile ma risulta rivolto verso sud-est e nord-est quasi che i due innamorati potessero guardarsi negli occhi ma non essere abbastanza vicini da toccarsi.
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Le sembianze e la posizione dei due blocchi hanno così fatto in modo che le due figure fossero elette a simbolo di un amore eterno e indissolubile nonostante le avversità.
La leggenda del frate e della suora però non ha alcun fondamento di verità è legata alle narrazioni della tradizione orale popolare dovute soprattutto alla necessità di comprendere la presenza di quelle particolari testimonianze preistoriche. I menhir infatti hanno da sempre goduto di una certa aura di mistero e fascino tanto da creare magiche leggende come questa.






















