Sa Mesu Grana e l’iconica gonna rossa
Gli abiti tradizionali sardi non sono semplicemente vestiti da indossare nelle occasioni speciali: sono memoria, appartenenza e identità. Ancora oggi li indossiamo con orgoglio durante le processioni e le ricorrenze più sentite, animando le strade con colori, ricami, tessuti e gioielli che appartengono alla history delle nostre comunità.
Ogni paese della Sardegna custodisce un patrimonio vestimentario unico, fatto di particolari che cambiano da un luogo all’altro e che raccontano usanze, tradizioni e modi di vivere tramandati di generazione in generazione.
Anche a Sant’Antioco l’abito tradizionale racchiude una parte preziosa della nostra storia isolana: è un insieme armonioso di sfumature, lavorazioni artigianali, ricami preziosi e gioielli d’oro, dove ogni elemento ha il proprio significato e la propria storia. Indossare questi abiti significa, ancora oggi, sentirsi parte di qualcosa di più grande. Significa dare nuova vita a ciò che ci è stato lasciato in eredità e permettere a una tradizione antica di continuare a camminare insieme a noi, perché ogni gonna, ogni corpetto, ogni ricamo e ogni gioiello racconta una storia che merita di essere ascoltata e, soprattutto, vissuta.
Nell’abito tradizionale femminile di Sant’Antioco, la gonna rossa pieghettata rappresenta uno degli elementi più preziosi, identitari e affascinanti di tutta la cultura vestimentaria del Sulcis. Conosciuta storicamente con il nome di “sa fardetta de mesu grana” – e nella variante borghese e festiva chiamata “su bistiri a nostrana” – si distingue per caratteristiche sartoriali, cromatiche e cerimoniali ben precise.
Il corpo principale è realizzato in orbace di lana tinto in un rosso intenso (da cui deriva il nome “mesu grana”), legato alla pregiata tintura ricavata storicamente dal principio della cocciniglia.
La creazione delle caratteristiche pieghe della gonna (sa fardetta) richiede un processo meticoloso, eseguito interamente a mano secondo la tradizione tessile locale. Il tessuto viene inizialmente steso su un piano da lavoro per essere misurato con precisione mediante il metro da sarta, segnando e realizzando pieghe regolari di circa tre centimetri lungo tutta l’ampiezza del telo. Una volta impostata la sequenza, ogni piega viene fermata singolarmente attraverso un’accurata imbastitura, che ne stabilizza la simmetria. La fase cruciale della finitura prevede l’uso del calore e dell’umidità: stendendo un panno umido sopra la stoffa e pressando con un ferro da stiro ben caldo, si sfrutta la forza del vapore per fissare la piegatura. Questo antico metodo sartoriale permette di ottenere pieghe ben definite, rigide e durature, capaci di donare alla gonna il tipico e solenne volume dell’abito festivo.
Ma come si indossa questa gonna nell’abito?
Per comprenderlo appieno è necessario scoprire il rito della vestizione, a processo accurato che segue una sequenza precisa, da sempre eseguito da mani esperte:
Si inizia indossando la camicia bianca in cotone chiamata in sardo “Sa Camisa a Polanias“, seguita da “Su Gipponi“, il corpetto che viene allacciato sul davanti tramite appositi gancetti. Successivamente si indossa la sottogonna e subito dopo la gonna stessa, che viene agganciata saldamente a “Su Gipponi” con delle spille da balia. Sopra la gonna si posiziona “Su Fentaliccu“, il grembiule nero che viene allacciato sul davanti con un doppio nodo. Passando alla parte superiore, si indossa “Sa Perr’e Sera” per coprire il corpetto: il tessuto viene avvolto sul petto, creando delle caratteristiche pieghe e viene poi incrociato e fissato dietro la schiena, per essere infine impreziosito sul davanti da diverse collane che si adagiano sul petto e dalla spilla chiamata “Su Fermagliu“. La cura dei capelli prevede l’uso di “Sa Scuffia“, una cuffia che raccoglie la chioma, i cui nastri vengono fatti girare attorno al capo e legati frontalmente. Sopra di essa viene applicato il prezioso velo bianco, “Su Muncarori“, ripiegato a triangolo in modo da mostrare la punta ricamata sulla schiena. Come ultimo tocco per il capo, sopra il fazzoletto bianco viene fissato “Su Pannicciu de Colori” nella sua tipica tonalità azzurra, fermato dalla caratteristica spilla “Su Buttoni“. Completano l’insieme delle semplici décolleté nere abbinate a calze velate scure.
Un’occasione davvero speciale per ammirare questo meraviglioso abito tradizionale è senza dubbio la nostra ricorrenza più attesa e sentita: Sa Festa Manna, che si celebra ogni anno due settimane dopo Pasqua e nella sua suggestiva variante estiva il 1° agosto. In queste giornate, un lungo corteo di figuranti attraversa le strade di Sant’Antioco: a piedi, a cavallo e sulle caratteristiche Traccas, sfilando con orgoglio nei propri traditional clothing. Un tripudio di colori, tessuti, ricami e gioielli, che cambia da paese a paese e rende ogni abito unico e riconoscibile.
E allora, durante la solenne processione, fate attenzione ai gruppi di Sant’Antioco: lasciatevi conquistare dall’eleganza e dal caratteristico rosso de Sa Mesu Grana. Sarà difficile non restarne incantati.
Vi aspettiamo nell’isola dell’isola!





